Normalita e follia
NORMALITA E FOLLIA
Il concetto di Normalità e Follia
Questo concetto è uno dei più complessi da definire, poiché non coincide semplicemente con l'assenza di sintomi. La percezione di ciò che è "normale" varia drasticamente in base al contesto culturale e sociale. Una critica comune rivolta ai manuali diagnostici (come il DSM) è il rischio di "patologizzare" comportamenti quotidiani o crisi transitorie, etichettando ingiustamente le persone. Nella nostra cultura, una persona viene definita "normale" quando mantiene un discreto controllo dei propri impulsi, è capace di amare, lavorare e integrarsi socialmente, pur attraversando momenti di sofferenza che fanno parte dell'esistenza umana.
La Storia della Follia
Nell'antichità, la follia non era interpretata come un fenomeno magico, ma come un malessere di tipo fisico. Il principale esponente di questa visione fu Ippocrate di Coo, considerato il padre della medicina. Egli elaborò la teoria degli umori, secondo la quale la salute mentale e fisica dipendeva dall'equilibrio di quattro sostanze liquide presenti nel corpo:
Bile nera: situata nella milza; un suo eccesso generava il carattere "malinconico" (triste e debole).
Bile gialla: situata nel fegato; associata al carattere "collerico" (irascibile e astuto).
Flegma: situato nella testa; tipico del carattere "flemmatico" (pigro e tranquillo).
Sangue: situato nel cuore; tipico del carattere "sanguigno" (gioviale e allegro).
Secondo questo modello, lo stato di benessere derivava dal perfetto equilibrio tra questi elementi, mentre il disagiosorgeva quando uno di essi prevaleva sugli altri.
La malattia mentale dal Medioevo all'età moderna
Con il passaggio al Medioevo, la visione scientifica di Ippocrate venne abbandonata in favore di interpretazioni religiose e superstiziose. La follia iniziò a essere vista come una possessione da parte di spiriti malvagi. Questo portò a conseguenze drammatiche per i malati:
Esclusione e isolamento: Ai folli era proibito l'accesso ai luoghi sacri e venivano spesso espulsi dalle città. In alcuni casi venivano imbarcati sulle "navi dei folli", battelli che vagavano per i fiumi senza una meta precisa.
Persecuzione: Le donne affette da disturbi psichici venivano spesso accusate di stregoneria e sottoposte a torture o condannate al rogo dal tribunale dell'Inquisizione.
Pratiche bizzarre: Si diffuse la credenza nella "pietra della follia", una presunta pietra presente nella testa dei malati che, se estratta chirurgicamente (spesso da ciarlatani), avrebbe dovuto portare alla guarigione.
Tra il Settecento e l'Ottocento, la follia passò da questione mistica a problema scientifico:
Philippe Pinel: Fu tra i primi a proporre di liberare i malati dalle catene, trattandoli come persone da curare.
Emil Kraepelin: Nel 1883 pubblicò il primo Trattato di psichiatria, introducendo categorie come la "demenza precoce" (poi chiamata schizofrenia).
Sigmund Freud: Nel 1924 distinse tra nevrosi (conflitti interiori tra Io, Es e Super-Io senza perdita di contatto con la realtà) e psicosi (disturbo grave che compromette il rapporto con il mondo esterno).
L'antipsichiatria e la critica alle istituzioni
Negli anni '60 e '70 nacque il movimento dell'antipsichiatria, che metteva in discussione la psichiatria tradizionale. I sostenitori di questo movimento ritenevano che:
La società e l'ambiente fossero i veri responsabili della follia.
I manicomi fossero luoghi di segregazione che aggravavano la malattia anziché curarla.
L'uso politico della diagnosi venisse usato dai regimi per mettere a tacere il dissenso.
L'Elettroshock: storia e controversie
La Terapia Elettroconvulsivante (Tec), nata in Italia negli anni '30, consiste nel provocare una crisi epilettica tramite corrente elettrica. Inizialmente abusata come strumento di contenimento e punizione (come mostrato nel film "Qualcuno volò sul nido del cuculo"), la sua reputazione è stata pessima per decenni. Oggi è regolamentata da norme severissime e utilizzata solo in casi estremi di depressione grave non responsiva ad altri trattamenti, previo consenso del paziente.
La rivoluzione di franco Basaglia e la legge 180
L'Italia è stata protagonista di una svolta storica grazie a Franco Basaglia. Egli promosse un'esperienza antistituzionale che portò, nel 13 maggio 1978, all'approvazione della Legge 180. Questa legge impose la chiusura dei manicomi, rendendo l'Italia il primo paese al mondo ad abolirli. La legge ha inoltre regolamentato il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), stabilendo che la cura deve avvenire nel rispetto della dignità della persona, preferendo trattamenti territoriali e volontari.



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